Nel nostro precedente articolo, abbiamo analizzato come il capitale immobilizzato stia limitando la crescita delle imprese europee e perché, in un contesto in rapida evoluzione, le decisioni relative alla proprietà degli asset siano sempre più difficili da giustificare. Tuttavia, le strategie legate all’investimento in attrezzature non sono influenzate esclusivamente da questioni finanziarie.
La crescente complessità nella gestione degli asset, successivamente al momento del loro acquisto, è il secondo cambiamento in atto. Tendiamo, infatti, a considerare le decisioni di investimento in beni strumentali come dei passaggi definiti: acquisto, contratto e messa in opera ma, sempre più spesso, non è così
Oggi, la gestione di un bene aziendale risulta più complessa e necessita un livello di responsabilità più elevato. Monitoraggio, conformità normativa, manutenzione e gestione a fine vita sono infatti dei fattori che creano grandi difficoltà nella gestione operativa.
La nostra ultima ricerca – “European Business Equipment Outlook 2026“, condotta su oltre 1.000 senior manager di 11 Paesi europei, evidenzia che la facilità di accesso agli asset e al loro finanziamento non sono gli unici fattori da prendere in considerazione quando si delinea una strategia poiché, oggi, la gestione di un bene lungo tutto il suo ciclo di vita deve rispondere a direttive in continua evoluzione e sempre più stringenti.
Per i costruttori, i dealer e i fornitori di attrezzature, questo cambiamento ha un impatto sulle valutazioni e sulle decisioni dei Clienti finali, ridefinendo il significato di “valore” all’interno di una trattativa commerciale.
Un contesto in evoluzione: le aspettative legate al ciclo di vita di un asset stanno aumentando
Il contesto in cui le aziende operano è cambiato in modo significativo e, oltre a dover affrontare importanti pressioni economiche (quali i tassi di interesse, i vincoli sul costo del capitale e la volatilità della supply chain), le aziende stesse devono far fronte a crescenti requisiti normativi e di rendicontazione.
I quadri normativi come la CSRD, la SFRD e il Circular Economy Act aumentano gli standard in termini di trasparenza, tracciabilità e gestione dell’asset nel tempo. Di conseguenza, la valutazione di un investimento in un’attrezzatura non si ferma più a una valutazione di performance e di prezzo, ma deve tenere conto anche di una serie di aspetti collegati:
- tracciabilità lungo il loro lifecycle
- manutenzione e ammodernamento
- riutilizzo, ricondizionamento o riciclo
- rendicontazione in relazione a conformità e reporting
Le implicazioni operative che un tempo venivano valutate a valle di un investimento in un bene, oggi invece vengono fatte a monte, influenzandone così la decisione finale.
La gestione del ciclo di vita sta già influenzando le decisioni di investimento
Il cambiamento a cui stiamo assistendo non è teorico, ma è già in atto e ha già influenzato alcuni comportamenti dei Clienti.
Il 68 % dei manager intervistati nel nostro report, infatti, afferma che la facilità di gestione del ricondizionamento, del riutilizzo, del riciclo o dello smaltimento, influisce sulle decisioni di acquisto degli asset. In altre parole, alcuni aspetti legati al ciclo di vita di un bene non sono più secondari, ma incominciano a essere considerati primari già dalle fasi iniziali di un investimento.
Tuttavia, l’importanza crescente di questi aspetti non è accompagnata da una preparazione operativa adeguata delle aziende.
Quasi nove rispondenti su dieci (87 %) dichiarano che la gestione a fine vita delle attrezzature di proprietà sia complicata: le imprese stanno comprendendo sempre più l’importanza di rispondere alle direttive normative e di sostenibilità, ma molte non dispongono ancora delle capacità e dei processi necessari per soddisfarle.
Un divario strutturale tra volontà e realtà
I modelli tradizionali di proprietà sono stati concepiti prevalentemente intorno all’acquisto e all’ammortamento e, di conseguenza, non forniscono piena visibilità sul ciclo di vita di un asset, sul suo tracciamento o sul coordinamento tra più stakeholder.
Si tratta di limiti importanti che diventano ancora più evidenti all’aumentare della complessità di gestione del ciclo di vita di un bene e, per questo motivo, le imprese si stanno orientando sempre più a:
- monitorare più da vicino gli asset;
- rendicontare il loro impatto lungo tutto il ciclo di vita;
- garantire esiti responsabili a fine vita.
Tuttavia, gli strumenti e i processi necessari per gestire queste responsabilità su larga scala, sono ancora in evoluzione. Questo spiega perché la gestione del ciclo di vita è contemporaneamente una priorità strategica e una sfida operativa.
Dove il finanziamento diventa più appropriato
È facile considerare i modelli di finanziamento come leva principale per migliorare i risultati del ciclo di vita di un bene. In alcuni contesti, le soluzioni che includono meccanismi di restituzione strutturati, possono favorire:
- il ri‑impiego degli asset;
- il rinnovamento;
- una maggiore visibilità sul ciclo di vita.
Tuttavia, il solo finanziamento non è sufficiente per determinare la performance del ciclo di vita. I risultati dipendono anche:
- dal design del prodotto;
- dalla manutenzione operata;
- dal coordinamento della catena di fornitura;
- dalla capacità di tracciare e gestire gli asset nel tempo.
La strategia del ciclo di vita, dunque, non è puramente una questione finanziaria, ma anche della gestione operativa e dell’ecosistema di cui fa parte.
La proprietà è ancora importante, ma alcuni aspetti stanno evolvendo
Nonostante i cambiamenti in atto, la proprietà resta un modello importante. Infatti, in determinati settori, essa continua a offrire:
- controllo;
- prevedibilità;
- disponibilità a lungo termine.
La proprietà diretta non deve essere valutata come modello a sé stante, poiché la vera questione non è quanto essa sia importante, ma quanto è allineata a una strategia più ampia, che include anche la gestione del ciclo di vita degli asset, il grado di flessibilità che offre e il rispetto delle normative vigenti.
Dall’Equipment Strategy alla Lifecycle Strategy
“L’Equipment Strategy” si sta trasformando in una “Lifecycle Strategy”: ciò che una volta riguardava una singola transazione, oggi è parte di un processo continuo che comprende approvvigionamento, uso, ottimizzazione e gestione a fine vita.
Per i costruttori e i dealer ciò che cambia è la natura del valore. La domanda competitiva non è più solo riferita a quali asset vendere, piuttosto a come un determinato bene sia in grado di performare adeguatamente, evolvere ed essere gestito nel tempo.
FAQ
Che cosa si intende per responsabilità sul ciclo di vita quando si parla di Equipment strategy?
La responsabilità sul ciclo di vita degli asset si riferisce alle modalità di gestione di un bene lungo tutto il suo ciclo di vita. Esso infatti include: uso, manutenzione, tracciamento e gestione a fine vita, come, ad esempio, il riuso, il riciclo o il suo smaltimento.
Perché la gestione del ciclo di vita sta acquisendo più importanza?
Le direttive normative e di sostenibilità e la complessità operativa sono aspetti che stanno spingendo le imprese a tracciare e gestire meglio i propri asset dopo la fase di acquisto.
Perché la gestione a fine vita di un asset è complessa?
L’87% dei manager europei intervistati afferma un certo grado di complessità nella gestione di questo aspetto, dimostrando un disallineamento tra i processi, la visibilità di tutte le fasi del ciclo di vita e la loro capacità di coordinamento.
Come incidono questi aspetti su costruttori e dealer?
Gli acquirenti si aspettano sempre più supporto per le attrezzature che acquistano. I vendor che riescono a ridurre complessità e a fornire tale supporto nel tempo, si posizionano meglio per soddisfare queste aspettative dei Clienti.